30 Maggio 2008

Comitato per il Parco Agricolo Sud-zona Barona
progettato per la gente, vissuto con la gente, per la gente
La sede del Comitato si trova presso il “Punto Parco”, Cascina Battivacco, Via Barona, 11 - Milano
(continua)
Il cuneo verde tra il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, con vertice a Porta Ticinese, è il tipico paesaggio storico rurale di impianto romano - dal II secolo a.C. e secoli seguenti, modificato dai Visconti e dagli Sforza nei secoli XIV-XVI con l’istituzione del latifondo coltivato a gelso, riso e mais.
(continua)
Il nome Moncucco indica un’antica stratificazione, ossia un sito dove
si sono sovrapposte più costruzioni in tempi diversi, dando cos’ luogo al caratteristico rilievo tondeggiante, oggi scomparso. (continua)

La cascina Monterobbio si trova nei pressi del Quartiere S.Ambrogio 1°, in via San Paolino 5: è una delle poche cascine in discreto stato di manutenzione e costituisce una vera e propria “memoria storica” per i cittadini, non solo della Barona. (continua)
La cascina Monterobbio è uno dei rari esempi in territorio urbano dello schema a doppio cortile contiguo, con funzioni diverse. Il cortile settentrionale possiede tre corpi abitativi, con il lato orientale libero.
(continua)
Situate entrambe alla fine della via Barona, erano già esistenti nel 1100 con la denominazione di “monasterium de Bativachia s.Eusebi cum S.Salvatore” - monastero di Battivacco, dedicato ai santi Eusebio e Salvatore e facevano parte della Pieve di Cesano Boscone. (continua)
La progettazione ed esecuzione di opere irrigue, attuate nel 1500, e la ricca presenza di rogge, ha favorito il fiorire di diversi mulini. Uno di questi, il Mulino della Pace di via Bardolino, era già considerato allora uno dei più importanti ed attivi, per i grandi quantitativi di farina, che forniva al Comune di Milano. E’ tra i più caratteristici per la presenza di secolari grandi macine di granito.

Doveva trattarsi in origine di due Mulini, disposti parallelamente, e compare negli atti seguiti alla visita pastorale di San Carlo alla fine del ‘500. Attualmente restano solo le tracce dei due mulini e l’adiacente fabbricato a forma di “U”, sede di una filanda agli inizi del secolo scorso e adibito ad ospedale militare durante la prima guerra mondiale. Ora è abitato da una settantina di famiglie e necessita di manutenzione conservativa.

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