25 Febbraio 2010
La chiazza di gasolio va verso l’Adriatico e la Regione chiede lo stato d’emergenza. Pretendiamo il benessere a tutti i costi, ma se fossimo onesti dovremmo vergognarci, sostiene Ermanno Olmi in un articolo sul Corriere della Sera del 25 febbraio 2010.
Io le ho viste le papere che volavano a pelo d’acqua sul Lambro. Due anni fa. Facevo delle riprese nell’area industriale dismessa della Falck a Sesto San Giovanni, dove tutt’intorno ai capannoni si estende una vastissima zona lasciata libera alla spontaneità della vegetazione.
Tanto che, in pochi anni, lungo le sponde del Lambro si è formata una barriera di alberi così fitta e intricata, con cespugli e rovi impenetrabili che proteggono la quiete del piccolo fiume. Addirittura, in qualche slargo erboso, piccoli acquitrini riparati da canne (che si chiamano col nome buffo di Mazzasorda) sono rifugio sicuro di aironi e fenicotteri che vengono a sostare e qualcuno addirittura nidifica.
Un territorio, questo, dove solo alcuni anni fa i mastodonti dell’Industria, con la baldanza di portatori della modernità, prendevano possesso delle terre agricole e per diritto in nome del progresso assoggettavano la Natura al loro primato. Non è passato neanche un secolo e i colossali altiforni di fuoco e ferro giacciono spenti nel mortificante abbandono dell’inutilità. Ed è stata proprio questa decadenza che ha generato un nuovo evento, questa volta non più programmato dall’uomo ma dal suolo medesimo che senza più oppressioni, abbandonato a se stesso, ha silenziosamente ricomposto le sue ferite e trovato l’armonia delle sua condizione primigenia. (continua)
22 Febbraio 2010
VIA FERDINANDO SANTI - Per la bonifica servono almeno 1,5 milioni, eppure i fondi del Comune andranno ai bond Aem
L’articolo è tratto da Cronaca Qui del 29 aprile 2009.
Il Comune si straccia le vesti per l’emergenza amianto negli stabili milanesi ma poi preferisce investire i soldi avanzati dalla bonifica delle scuole per rimborsare i “bond Aem” invece di rimuovere il veleno dalle case. La cifra risparmiata dall’amministrazione e già promessa, secondo la bozza di delibera sul consuntivo di bilancio in discussione in questi giorni, al rimborso dei bond in scadenza a fine anno, sarebbe di circa un milione di euro.
Una scelta, questa, che fa a botte con quanto dichiarato nella seduta di ieri della commissione Casa dedicata alla situazione allarmante di via Fernando Santi, durante la quale tutti i consiglieri hanno concordato con la presidente Barbara Ciabò (Pdl) nel definire l’amianto come «la principale emergenza e priorità della città».
In via Santi, intanto, in uno stabile di proprietà comunale, di amianto si continua a morire in attesa di una bonifica che non arriva. Originariamente prevista per il 2001, è stata recentemente rinviata al 2010, sempre che si trovino i soldi. Soldi che, secondo i tecnici dell’assessorato alla Casa, al momento non ci sarebbero. Il costo complessivo dell’intervento nei 270 appartamenti gestiti da Pirelli Re, non solo la bonifica dell’amianto ma anche la sistemazione delle canne fumarie e gli altri interventi straordinari necessari, sarebbe di 7,9 milioni di euro.
La sola rimozione dell’Eternit costerebbe però “soltanto” 1,5 milioni. Perché, dunque, non rimpinguare almeno con i soldi avanzati da operazioni analoghe di bonifica nelle scuole un fondo amianto che langue? Si tratta di una cifra quasi equivalente, con cui si potrebbe sal-vare la vita di molti milanesi. Se solo non si preferissero le operazioni finanziarie.
Un itinerario pittorico sull’immagine femminile
Dal 12 al 23 dicembre 2009
Sala La Pianta - Via Leopardi, 7 - Corsico
Inaugurazione sabato 12 dicembre 2009 ore 17.30
www.comune.corsico.mi.it


L’articolo, di Alfonso M. Di Nola, è tratto dal Corriere della Sera del 27.12.92
In quasi tutte le culture umane l’albero è coinvolto nel gioco dei più vari valori simbolici, spesso fortemente differenziati, che tuttavia hanno indebitamente portato a credere che esso, isolato dai dati economici ed ergologici delle singole culture, possa esprimere e rappresentare, in senso assoluto, la manifestazione della potenza per eccellenza.
Ci si trova, così, in presenza di un errore interpretativo, che viene facilmente sfatato quando si osservi che le reti simboliche si aprono intorno a tipi sostanzialmente diversi di alberi, quali, per esempio, l’albero appartenente alla foresta o quello coltivato o quello fruttifero o quello sterile.
In questi limiti è subito possibile fare riferimento a un “Albero della Vita” che sorge nelle civiltà vicino-orientali, soprattutto in quelle mesopotamiche e cananeo-ebraica, nella quali viene immaginata una regione di beatitudine e pienezza vitale, che, ai primordi della storia dell’uomo, ha al suo centro un vegetale arboreo, di incerta definizione botanica. I suoi frutti e i suoi succhi concedono all’auomo lunfa vita.
In Egitto il sicomoro e l’albero ima, forse la palma da dattero maschile, divengono gli alberi di vita, dai quali i defunti traggono forza. Sulle pareti di un ipogeo di Tebe, il faraone Tumotsi III assume il latte da un albero, mentre diffusissima è la rappresentazione del Dio della scrittura e della vita. Thot, che iscrive sulle foglie di un albero con il nome della persona che sarà glorificata.
Nell’Epopea di Gilgamesh è fatta menzione di una pianta spinosa, grazie alla quale l’uomo ottiene il soffio della vita. Tale pianta si chiama “Il vecchio diviene giovane” e ha la capacità di rigenerare e ringiovanire chi la usa. A queste mitologie di popoli “superiori” corrispondono le credenze di molte popolazioni primitive: in Polinesia le foglie dell’albero nonu ridanno la vita ai morti nell’aldilà.
Anche diffuso, ma di diverso significato simbolico, è l’Albero Cosmico o asse del mondo, che, in un’immagine cosmologica che parte dalle popolazioni artiche della Siberia, giunge all’India e ad altri territori culturali. L’universo è rappresentato, in quest’area, quasi sempre a tre piani sollevati e sorretti da un asse colossale in forma di pilastro, di montagna, di albero o di fallo.
Presso gli altaici, i lapponi, i paleoslavi e goli ungro-finnici l’Albero del Mondo è al centro dell’esperienza degli sciamani, che salendo o discendendo lungo il suo tronco, nel corso della possessione, accedono al regno dei morti o individuano gli spiriti che hanno causato malattie a un individuo. Essi inltre salgono sulla chioma dell’albero, che si ramifica nel mondo celeste, e vi raccolgono le anime dei bambini che dovranno nascere e che sono deposte nei nidi tra i rami. E’ strano che un tema mitologico, analogo, quello, cioè, dei nidi delle anime, sia presente nelle credenze ebraiche medievali.
Anche nel gruppo germanico grande rilievo è dao al frassino cosmico, yggdrasil, il cui temuto scuotimento annunzia la catastrofe fnale di un ciclo cosmico. Questo tipo di albero è notoriamente elemento essenziale nelle religioni dell’India, soprattutto come ficus religiosa, e può presentarci anche capovolto, con le radici nel cielo e i rami nel mondo infero.
Questi temi simbolici saranno in parte ereditati dal Cristianesimo. La croce del Cristo, nelle antiche scritture apocrife, è stata costruita con il legno degli alberi paradisiaci o con il legno che nasce sul Calvario dalla fossa in cui è stato seppellito il cranio di Adamo, e tocca, secondo una visione attribuita a Pietro, i cieli in profondità, elevandosi attraverso tutto lo spazio, albero singolare di salvezza, che gli inni dei primi secoli chiamano arbor unica.
Al di fuori degli incantesimi simbolici, l’albero diviene oggetto di un rispetto religioso nelle culture tradizionali e arcaiche, dove il suo abbattimento appare come un sacrilegio che deve essere espiato e che in ogni caso è una violazione, talvolta necessaria, dell’ordine cosmico. In altri termini la nostra vita, per le esistenze connesse alla costruzione delle case o all’alimentazione del fuoco a mezzo di tronchi di alberi, si fonda su un permanente sacrilegio, una rottura dell’equilibrio con il mondo vegetale.
Questa sensibilità, purtroppo dimenticata e sepolta dal mondo industriale, appare evidente nel rito romano cui ricorrevano, secondo Catone, gli agricoltori costretti ad abbattere le piante forestali per ottenere terreni per la coltivazione. Essi si discolpavano con gli dei della foresta da loro violata e offrivano un sacrificio espiatorio per liberarsi dalla colpa.

21 Febbraio 2010
MESTIERI - Giuseppe Crevenna e la macchina progettata dal genio
Da 15 anni traghetta passeggeri sull’Adda. Un lavoro antico e faticoso che non ha eredi. La prima corsa alle 7. Avanti e indietro, estate e inverno, nel silenzio del fiume. Quando la corrente non basta, è la sua forza l’unico motore. Ce lo spiega Francesco Arrigoni in un articolo sul Corriere della Sera del 2.11.2007. (continua)
18 Febbraio 2010
I RAGGI VERDI: PASSEGGIARE URBANO
La città di Milano ospiterà l’esposizione internazionale deI 2015, grande occasione per confermare la rinascita della città, che già negli ultimi anni ha iniziato un processo di crescita, attraverso i nuovi progetti urbani quali City Life, Porta Nuova e Santa Giulia ma soprattutto con la stesura del nuovo PGT; ambiziosa e illuminata pianificazione in chiave moderna della città.
In questo contesto si inseriscono i Raggi Verdi, strategia urbana per gli spazi aperti di Milano, ideato dall’AIM, Associazione Interessi Metropolitani e sviluppato dallo studio LAND. Infatti, nei prossimi sette anni che precedono l’Expo, verranno realizzati più di 72 km di piste ciclabili nel verde, nuovi percorsi per la mobilità lenta a collegamento dei parchi esistenti e di progetto, che collegheranno il centro storico con la città metropolitana.
II progetto “Raggi Verdi” nasce dall’idea di rivalutazione degli spazi aperti metropolitani a fronte di una presupposta rinascita architettonica di Milano che non prevede però la valorizzazione degli spazi della quotidianità.
Si tratta della proposta di una visione innovativa degli spazi di qualità già esistenti e di movimento di pensiero per un loro futuro accrescimento.
Attraverso questo progetto si intende occupare mentalmente e collegare gli spazi che non hanno ancora raggiunto una percezione codificata nell’immaginario cittadino.
Ciò in un’ottica più allargata di una riscoperta di alcuni valori che sembrano non appartenere al vocabolario milanese, quali “ozio”,”gratis”,”aria”, per la scoperta di una dimensione più “rilassata” e meno frenetica di Milano.
I Raggi Verdi disegnano passeggiate urbane che uniscono in un percorso a doppio senso il centro di Milano con le diverse tipologie di verde, fino ad arrivare ai grandi parchi che circondano l’area metropolitana.
Lo spirito che guida il progetto può essere sintetizzato nello slogan:
L’IDEA
I . I “Raggi Verdi” come ambizione: collegare fra di loro spazi diversi per costruire a Milano un sistema di fruizione pubblica fortemente caratterizzato dalla presenza del verde.
2. I “Raggi Verdi” come sogno: migliorare e “alleggerire” la città partendo dagli spazi pubblici esistenti e arricchendoli nel tempo con interventi di “collegamento verde”.
3. I “Raggi Verdi” come impegno: coinvolgere di cittadini, privati e amministrazione e instaurare una sinergia virtuosa per il miglioramento della qualità della vita urbana.
4. I “Raggi Verdi” come scoperta: posare« lo sguardo su una Milano inconsueta e poco conosciuta.
5. I “Raggi Verdi” come risorsa: percorrere la città a piedi o in bicicletta, scoprendo itinerari nuovi per il tempo libero.
Varese
Le sue acque, un tempo tra le più inquinate d’Italia, sono tornate limpide. Ciak su storia, arte e natura
L’articolo e’ di Elena Raffo
OLGIATE OLONA (Varese) — «Lungo il fiume». E il titolo di un film che, dalle sorgenti dell’Olona, attraverso le vicissitudini del giovane protagonista del racconto, un cartografo del ‘600, magicamente proiettato nel 2009, andrà alla scoperta di itinerari, scorci e luoghi osservando le trasformazioni nel tempo. «L’idea — dice il regista e autore della storia Franco Caminiti, 57 anni — è quella di realizzare una pellicola che illustri in modo piacevole e gradevole le bellezze della Valle Olona e delle sue acque, per anni tra le più inquinate del pianeta , oggi tornate limpide e pulite».
Il progetto che ha il duplice scopo di far capire al pubblico che la Lombardia è ricca di luoghi interessanti e che la modernità, se usata con criterio, non deturpa il paesaggio ma lo può anche valorizzare, ha già ottenuto il patrocinio del Consorzio del fiume e di una ventina di comuni, tra questi Castiglio
ne Olona, Olgiate Olona, Fagnano, Vedano, Gorla Maggiore e Legnano, pronti a dare agli attori supporto logistico e sostegno culturale. Il primo ciak di questo lungometraggio di genere storico -fantasy-documentaristico, interamente finanziato da ditte e sponsor privati, è previsto all’inizio dell’anno prossimo.
«Il film — spiega il regista — è ambientato inizialmente nel 1608. Fu proprio in quell’anno che nacque infatti il Consorzio del fiume. Daremo lettura dei verbali originali con cui si costituì e cominciò a svilupparsi l’interesse per la cartografia. E da queste mosse partirà la storia che poi si sposta ai nostri giorni».
Vagando da un paese all’altro, da una città all’altra, mastro Guido osserverà, scendendo a valle, gli affreschi di Masolino da Panicale, i magnifici esempi di archeologia industriale, le dimore storiche, la seicentesca Villa Gonzaga, i saloni liberty dei municipi e i cascinali seminascosti tra il verde della brughiera.
«Ci è piaciuta l’idea — dice Giorgio Volpi sindaco di Olgiate Olona — di rimettere il fiume al centro della vita dei nostri comuni, come lo era negli antichi borghi. Per anni infatti quando le acque erano sporche e puzzolenti si è cercato di nasconderlo, di minimizzarlo. Ora finalmente l’Olona torna ad essere il luogo della vita e del lavoro».
Dillo alle piante che respirano
del notturno sipario o alle alte rondini
non ancora rientrate?
A un gatto equilibrista di grondaia
o a una sfibrata falce che disegna
la sua assorta parabola?
Non te ne andare - ti direi
non te ne andare
Marco Vitale
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