Un «tesoro» al Castello. «Ecco il Leonardo segreto»

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Arte. Il restauro, che sarà finito per l'Expo, potrà essere seguito online in tempo reale
L’articolo di Francesca Bonazzoli è tratto dal «Corriere della Sera» del 23 ottobre 2013
Nella Sala delle Asse scoperti nuovi dipinti del Maestro

Mentre da Firenze, nei mesi scorsi, saliva un grande schiamazzo intorno al tentativo (fallito) di resuscitare la Battaglia di Anghiari affrescata da Leonardo, peraltro già data per morta nel Cinquecento da Vasari, a Milano, in sordina, e senza distruggere dipinti posteriori, si sono trovate le prime tracce di quello che si annuncia un'opera di Leonardo da Vinci. Non una tela o una piccola carta, bensì due pareti della Sala delle Asse del Castello Sforzesco. Il fatto ha sorpreso per primi i restauratori dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, il più prestigioso istituto di restauro al mondo, che aveva cominciato i lavori lo scorso giugno e, pochi giorni fa, dopo la rimozione a campione di strati di scialbo, ha trovato «importanti resti di disegno preparatorio su tutte le pareti», recita la relazione.

 

Quello che non è scritto per prudenza è che tale disegno è con molta probabilità di Leonardo. Ai giornalisti esterrefatti, ieri è stato mostrato come questi frammenti di disegno coincidano, per stile e antichità dell'intonaco, con quelli del cosiddetto monocromo sulle pareti nord est e nord ovest della Sala, il disegno di radici e rocce portato alla luce nel restauro del 1954 e attribuito dalla quasi totale unanimità degli studiosi alla mano del genio da Vinci.

 

Cosa era successo? Che nessuno dei precedenti restauratori aveva pensato che il disegno leonardesco potesse occupare tutte le pareti della Sala. Ora si è scoperto che c'è una più che ragionevole probabilità che sotto i sette strati di scialbatura, in qualche parte addirittura tredici, il disegno di Leonardo sia continuo e possa essere tirato fuori come è avvenuto nel 1954 nelle altre due pareti.

Effettivamente una svista clamorosa e inspiegabile. Ma proviamo a ricostruire la complessa vicenda della Sala. Il 21 aprile 1498, Gualtiero Bascapé, segretario ducale, scrive a Ludovico il Moro che Leonardo si è impegnato a concludere il proprio lavoro nella «camera grande da le asse». La decorazione sulla volta prevede un pergolato che nasce dai tronchi di alberi dipinti lungo le pareti e sotto i quali si sviluppa un bordo di radici contorte intrecciate a terra e rocce. A inizio Settecento le pitture vengono coperte con un intonaco di calce bianca perché la stanza viene trasformata in scuderia. Solo nel 1893 il leonardesca tedesco Paul Miiller-Valde chiede a Luca Beltrami, l'architetto che si stava occupando della ristrutturazione del Castello, di descialbare la Sala delle Asse. Fu allora che la decorazione leonardesca tornò alla luce, ma fu subito pesantemente ridipinta per colmare le lacune.

Nel 1954 Si procedette a un secondo restauro che cercò di eliminare le precedenti ridipinture e che stabilì l'attribuzione certa del monocromo a Leonardo mentre lasciò aperta la complicata questione della volta. Da allora nessuno pensò più che sotto si sarebbe potuto cercare ancora Leonardo. «Con i nuovi saggi stratigrafici ora siamo sicuri di essere giunti all'intonaco zero, cioè il primo, sul quale troviamo gli stessi tratteggi a carboncino e pennello del monocromo di mano di Leonardo», spiega Francesca Tasso, conservatore responsabile delle raccolte del Castello Sforzesco.

Il restauro affidato all'Opificio delle pietre dure durerà fino al 1 maggio 2015, quando la sa-la sarà riaperta al pubblico in occasione di Expo. Tutto il lavoro potrà essere seguito in tempo reale sul sito saladelleassecastello.it messo a punto dal Politecnico di Milano. Due milioni di euro il costo dell'operazione sostenuta da A2A e Arcus. La scommessa è su Leonardo cavallo vincente.