Shakespeare è siciliano!

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Si riapre il dibattito sul drammaturgo più famoso del mondo
L’articolo è di Francesco Paolo Ciulla

Forse non tutti sanno che del più grande drammaturgo dell'ultimo miliennio, William Shakespeare, ci restano in tutto solo sei firme autografe, a fronte di 37 opere teatrali e oltre cento tra sonetti e poemi che gli sono attribuiti.
Anche le notizie sulla sua vita sono pochissime, Mark Twain nel suo libro Shakespeare è davvero morto? non a caso scriveva: "Gli elementi conosciuti sulla vita di Shakespeare si possono scrivere su di un lato di un foglietto per gli appunti".

In simili circostanze è normale che siano fioccate nel tempo tesi spesso contraddittorie, quando non vere e proprie correnti di pensiero. Tra le altre ce n'è una molto suggestiva, inaugurata da un articolo di Santi Palladino del 4 febbraio 1927, che sul quotidiano "L'Impero" scrisse un pezzo intitolato Il grande tragico Shakespeare sarebbe italiano? Da quel giorno nulla fu più come prima. Nel 1929 Palladino ritornò sul terra con il saggio Shakespeare sarebbe lo pseudonimo di un poeta italiano?, edito dalla casa editrice Borgia di Reggio Calabria. La sua tesi affermava che il vero nome del Sommo fosse Michelangelo Florio e a riprova veniva citato un volume del 1549, scritto dal Florio, ritrovato nella biblioteca del padre, dove erano presenti detti e proverbi riportati nell'Amleto. Florio sarebbe scappato dall'Italia per motivi religiosi e si sarebbe rifugiato in Inghilterra. Una fuga che lo aveva portato in diverse città: quelle citate nelle opere shakespeariane. Arrivato a Londra avrebbe cambiato nome, inglesizzando il cognome della madre "Crollalanza" tradotto in "Shake-Speare".

Il prof. Martino Iuvara ha ripreso recentemente le tesi di Paladino, fornendo altre prove, nel libro Shakespeare era italiano: il giovane Florio scrisse in gioventù un'opera dialettale Troppo trafficu, pi nenti, mentre nota è la commedia di Shakespeare Tanto rumore per nulla ambientata a Messina. Durante la fuga dall'Italia Florio ebbe un ritorno in Patria dove intrattenne una storia con una donna di nome Giulietta che, va da sé  finì molto male per la ragazza.

Certo sostenere che un italiano già adulto si trasferisca in Inghilterra e dopo poco tempo cominci a parlare e scrivere correttamente l'inglese è difficile da immaginare. E qui entra in scena il figlio di Michelangelo, John, che, nato in Inghilterra e forte degli scritti del padre, sarebbe stato uno dei ghost writer del poeta.

Nel 2011 il Sindaco di Messina ha concesso la cittadinanza onoraria a William, sostanzialmente avallando la tesi delle origini e il Consiglio Comunale della città ha inviato una lettera alla Regina di Inghilterra e ad altre istituzioni inglesi, chiedendo di aprire archivi e biblioteche per approfondire l'ipotesi dell'origine messinese di William. A quanto si sa, ad oggi, la Regina non ha ancora risposto.
In compenso la BBC ha fatto un reportage, girando l'Italia in lungo e largo, cercando prove a favore e contro la tesi dello Shakespeare messinese. Nel 2017 il dibattito si è riaperto di nuovo: l'architetto Nino Principato ha pubblicato il libro William Shakespeare e la città di Messina. Un mistero lungo quattrocento anni e ribadito, con ulteriori riflessioni, tutti gli indizi che legano la città di Messina e l’opera letteraria dell'autore di Otello, Amleto e Tanto rumore per nulla. Mizzica!