E Prospero s'imbarcava a Milano

Versione stampabileSegnala a un amico
Categorie: 

Alla ricerca delle tracce di Shakespeare nella città ideale

GUARDARE le città di oggi con gli occhi del passato significa comprenderle meglio e, attraverso i mutamenti intervenuti, rendersi conto di quello che sono di-ventate e di quello che avrebbero potuto essere. Ciò che fra le due guerre diceva di Milano un raffinato esteta francese, André Suarès, colpisce ancor oggi per l'irriverente ironia. L'intera città, sosteneva il nostro visitatore, non è altro che un stazione e il tumulto, lo scatto secco dei binari risuona ovunque, lo stesso duomo tanto famoso è "una stazione di marmo" e il luogo in centro dove si va a bere e a fare uno spuntino non è altro che una galleria di vetro, una stazione in una stazione.

L'AUTORE di un più recente, fortunatissimo "baedeker" per i turisti di lingua inglese, H.V. Morton, esordisce invece dicendo che, per molti aspetti, la città lombarda gli rammenta Londra. Come Londra, Milano è sorta sopra una città romana. Come a Londra i suoi tesori sono nascosti in luoghi lontani l'uno dall'altro, così che una passeggiata fortuita può portare a sorprendenti scoperte.

Nel corso di Porta Ticinese, per esempio, un colonnato corinzio del VI secolo si svolge accanto alla rotaie del tram e, poco oltre questa reliquia romana, c'è l'ultima visibile prova che fino al XVII secolo la città era un porto canale. La cosa era nota a Shakespeare per esserci stato o per aver letto qualche relazione sulla Lombardia. C'è persino un piccolo molo a cui vien dato il nome di Darsena e deve essere stato affascinante vedere profilarsi il canale che un tempo collegava Milano all'Adriatico. E come risultano sciocchi, conclude Morton, quegli studiosi che mettono Shakespeare alla berlina perché nella Tempesta ha fatto imbarcare Prospero a Milano! Il percorso di una città ideale, di una città dietro o sotto la città, può essere ricostruito prendendo avvio proprio dalla leonardesca città d'acqua, servita da un vasto reticolo di canali di cui venne realizzata soltanto la rete dei Navigli. O dalla città neoclassica di cui restano aulici segni nell'area del Castello Sforzesco, nel Foro Bonaparte e nell'Arco della Pace.

IN UNA CITTA' cresciuta a dismisura e incessantemente rinnovata, sono questi percorsi mentali che consentono di cogliere lo spirito segreto di un luogo. Questo appare più spesso di quanto si creda percorrendo le vie centrali della città. Stendhal sosteneva che Milano ha i più bei cortili che si possano immaginare, anche più incantevoli di quelli della Grecia. A sua volta Edith Wharton, la scrittrice americana autrice di un saggio sui giardini, esalta gli scorci di cortili doppi e tripli, con porticati rivestiti di rampicanti, che si intravedono dai portali dei palazzi. E di recente William Weaver, il grande traduttore di Eco e di Calvino, oltre che musicologo del "New York Times", ha sostenuto che questi giardini quasi segreti, queste interne esplosioni di verde costituirebbero la metafora della natura riservata di Milano. E' troppo poco per dire che Milano ha un cuore verde?