Alla scoperta del paesaggio nelle tele di Giorgione, Bellini e Tintoretto

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MOSTRA
Da oggi al 20 maggio a Palazzo Reale "Tiziano e la nascita del paesaggio moderno"


L'articolo, di Martina Malnati, è tratto da <<Cronaca Qui>> del 16 febbraio 2012


Non sempre il titolo di una mostra ne rispecchia l'essenza. È il caso della rassegna "Tiziano e la nascita del paesaggio moderno", da oggi al 20 maggio a Palazzo Reale. Se è vero infatti che tra le cinquanta opere esposte quattro sono del maestro nato a Pieve di Cadore verso il 1488 circa, è altrettanto vero che il suo nome è preso a pretesto per raccontare l'evoluzione della storia del paesaggio nella pittura del Cinquecento.


L'esposizione, curata da Mario Lucco e promossa dal Comune con Civita e GAmm Giunti, ha un taglio interessante, soprattutto se si pensa che la parola "paesaggio" compare per la prima volta nel 1552, in una celebre lettera dello stesso Tiziano all'imperatore Filippo II. Per tutto il Trecento e la prima metà del Quattrocento, nel Veneto, quasi non esistono aperture paesistiche nei dipinti, se non generici fondali di verzura, o stilizzate convenzioni, come le onde a ricciolo dei mari in burrasca. Nel Cinquecento ecco comparire gli "sfondi" che raccontano una sorta di spaccati di vita naturalistica, contadina o cittadina, grazie alle lezioni dei grandi Giovanni Bellini e Giorgione, vero maestro di Tiziano.



Questi sfondi paesaggistici via via diventano per i pittori interventi ristrutturanti: dall'attinenza alla realtà si passa a pano-rami onirici e fantasiosi, ricchi di vegetazioni spesso improba-bili, tramonti fiammeggianti, notturni siderali. Bisognerà aspettare la fine del Seicento, però, per avere un paesaggio creato come ambientazione delle figure.


Ma torniamo alla mostra. Che si apre con la "Crocifissione nel paesaggio" di Giovanni Bellini: l'alta croce si erge su un declivio su cui sono sparse lapidi ebraiche e dietro la figura di Cristo, Gerusalemme, racchiusa dentro le mura, circondata da colline. E si è subito in tema. La seconda tela "La prova del fuoco" di Giorgione dove il paesaggio, privo di campi e di agricoltura, è sognato, precede il dipinto giovanile di Tiziano "La sacra conversazione", in cui la natura penetra nei pertugi dello spazio della tela, infiltrandosi anche nel primo piano. Pur conservando la magniloquenza veneta Tiziano è molto intimista, senza rinunciare alla grandiosità. L'iter della rassegna, seria e ben articolata, si snoda lungo le sale in cui opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese, Lotto, Bassano - fino all'ultima che ospita "Narciso" di Tintoretto - sono accostate a "Orfeo e Euridice", "La Nascita di Adone", “Tobiolo e l'angelo" e "L'adorazione dei pastori" di Tiziano. Di cui resta il rimpianto di non poter ammirare nella mostra le tele del suo ultimo periodo dove, complice la vista affievolita, i contorni si fanno meno netti e le sfumature cromatiche rendono i soggetti di un'intensa spiritualità.


Ingressi 9/7,50 euro – info allo 199757516 o su www.comune.milano.it/palazzoreale